Che cos’è e come è connessa all’alfabetizzazione tecnologica
Cittadinanza digitale è senza ombra di dubbio un termine complesso che racchiude molti concetti collegati tra loro, questo termine occupa un ruolo fondamentale nel mondo della scuola. Difatti tra gli obiettivi didattici previsti è presente la trasmissione di competenze su un uso consapevole delle tecnologie informatiche. Acquisire la cittadinanza digitale significa padroneggiare gli strumenti informatici e usarli nel miglior modo possibile, in linea con quanto insegna l’educazione civica. Questo concetto è strettamente collegato a quello di alfabetizzazione tecnologica. Con questo termine si intende la capacità di interagire con più individui tramite le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), nonché di sviluppare e utilizzare contenuti digitali. Avvicinare i bambini alle tecnologie digitali fin da piccoli li porterà ad avere una piena padronanza di essi da adulti. Le abilità ottenute con la cittadinanza digitale permettono ricerche rapide di notizie, materiale audio-video, gruppi di persone e associazioni, rimanendo comodamente a casa propria. I punti di forza nell’acquisire queste abilità sono molteplici, come: trovare informazioni in autonomia, comunicare istantaneamente con chiunque e creare contenuti originali. Nonostante tutti questi punti a favore ci sono anche molti lati oscuri del mondo digitale. Tra i rischi più comuni ci sono: estremismi di ogni tipo, fake news, hate speech (discorsi d’odio), condivisione di scene di violenza e sesso, furto di dati e violazione della privacy, cyberbullismo e adescamento di minori online.
Coloro nati e cresciuti nell’era tecnologica vengono definiti nativi digitali, mentre per immigrati digitali si identificano tutti gli individui che fanno parte di quella generazione che si è formata con carta e penna e gli strumenti tecnologici non facevano parte della quotidianità. Essere un nativo digitale non significa necessariamente avere competenze digitali. Infatti i giovani possono trarre giovamento da una giusta educazione orientata in questa direzione. Le competenze digitali rientrano tra le skills finalizzate all’apprendimento permanente. Difatti la piena padronanza di esse porta ad una trasversalità estremamente utile. L’impiego deve essere: semplice, intuitivo, immediato, responsabile e con un forte senso critico. La trasmissione di conoscenze informatiche approfondisce 3 aspetti: conoscenze su reti, atteggiamenti legati in particolare alle ripercussioni ad un impiego proprio e abilità creative e relazionali.
Per BYOD (Bring your own device) si intende la pratica di utilizzare il proprio tablet o laptop personale durante l’orario lavorativo. Questa pratica nel tempo è stata adottata anche nelle scuole connettendo alla rete d’istituto i propri devices personali. Il BYOD ha portato dei cambiamenti nella routine scolastica con l’integrazione di altri strumenti formativi in grado di favorire cambiamenti, anche nella relazione tra insegnanti alunni e famiglie.
Tutte queste pratiche digitali possono portare inevitabilmente ad una vera e propria dipendenza per i giovani. Infatti può capitare che i ragazzi trascurino le proprie attività offline per passare più ore davanti al pc, portando di conseguenza a dormire di meno, mangiare di meno ed essere di malumore. Per cercare di evitare ciò ci sono delle linee guida che si possono seguire, come fare delle pause e mettere un tetto orario giornaliero di fruizione di device tecnologici. Importante è imporre dei momenti giusti riguardo quando usare Internet, ad esempio dopo aver finito i compiti. Fondamentale è il digiuno digitale, ossia un giorno di totale distacco da ogni tipo di tecnologia informatica.
Fonte: https://www.scuola.net/












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