Hate speech

17 Novembre, 2023
a cura di Associazione Fibonacci

Discorsi d’odio nella comunicazione online

È da diverso tempo che alle Nazioni unite si discute di questo tema o di argomenti strettamente collegati applicato in diversi contesti. Parliamo per esempio del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottato già nel 1966, oppure della convenzione per l’eliminazione della discriminazione razziale (Cerd). C’è da dire che in entrambi i casi esposti non si parla in maniera diretta di hate speech e le definizioni prese in considerazione riguardano vari standard di protezione rispetto alle discriminazioni.

Recentemente l’organo delle Nazioni unite ha ideato un piano d’azione contro l’hate speech con cui ci si propone di affrontare di petto il fenomeno attraverso diverse azioni. Tra queste rientrano il monitoraggio, l’analisi e la comprensione delle cause profonde che lo generano, il coinvolgimento delle vittime e dei media, sia nuovi che tradizionali, l’utilizzo della tecnologia ma anche dell’istruzione come strumenti per contrastare i discorsi d’odio.

L’hate speech è un fenomeno fortemente diffuso, dato che coinvolge un numero indefinito di persone sulla rete, che possono essere sia vittime che perpetratori.
Inoltre tale fenomeno lo si può considerare estremamente liquido dato che si diffonde con forza in modo rapido, ricoprendo un area molto vasta, molto complesso da arginare.

Risulta implicito che l’hate speech sia pericoloso dato che il suo sdoganamento lo si può considerare sia causa che effetto di una sorta di processo di cambiamento culturale che ha portato nel tempo a manifestazioni sia di carattere discriminatorio che di intolleranza offline.

Le parole d’odio in rete colpiscono chiunque possa essere considerato vulnerabile, puntando sulle:

  • sulle origini
  • sulla religione
  • sul genere e dell’identità di genere,
  • dell’orientamento sessuale
  • delle condizioni socio-economiche
  • dell’aspetto

Oramai non fa più strano sentire che a volte questo tipo di discorsi che generano odio siano incitati non solo da politici ma anche da celebrità, in altri casi la scintilla è innescata da notizie o fake news.

Chiaramente quando il livello di odio è già saturo, non c’è neppure bisogno di qualcuno o qualcosa che dia il là alla violenza verbale online.

È importante sottolineare come l’Unione europea, ad oggi, tale materia non è stata oggetto di interventi normativi diretti. Nel maggio 2016 però, la commissione ha firmato un codice di condotta per il contrasto all’hate speech on line con le maggiori piattaforme di social media.

Come l’Unione, neanche l’Italia ha una disciplina legislativa sul tema dell’hate speech. Infatti nel nostro ordinamento esistono varie norme che riguardano questo tema, ma mai in modo chiaro e diretto. Tra queste si trovano in primo piano quelle contenute nella costituzione, sia nei suoi principi fondamentali, sia in tutta la parte prima.

L’Eurobarometro del 2019 riporta i risultati delle interviste svoltesi a maggio dello stesso anno in tutti i paesi membri dell’Unione. Da questa analisi emerge come il nostro Paese percepisca la discriminazione in maniera molto più forte rispetto alla media dei paesi Ue. E questo in tutte le categorie su cui è stato realizzato il sondaggio.

La percezione della discriminazione in Italia e nell’Unione europea
La quota di partecipanti che ritengono molto o abbastanza diffusa la discriminazione rispetto alle categorie indicate

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