“Social Fame”,

23 Giugno, 2023
a cura di Associazione Fibonacci

Il libro che esplora i legami tra modelli devianti e adolescenza fragile

I giovanissimi che soffrono di disturbi alimentari in Italia sono in costante aumento. Difatti sono circa 3 milioni di persone nel nostro Paese che combattono contro l’anoressia e la bulimia. Nel momento in cui i modelli estetici sbagliati si scontrano con la vulnerabilità adolescenziale, il cosiddetto effetto a “macchia d’olio” è inevitabile.

Ed è proprio questo il tema affrontato dalle autrici Laura Dalla Ragione e Raffaela Lanzetta nel libro “Social Fame” che, propone una riflessione sulla necessità di ripensare la gestione e la fruizione dei contenuti social, educando gli adolescenti ad una alfabetizzazione emotiva del digitale.

Come è nato Social Frame

Secondo l’autrice: “L’impulso che ha portato alla stesura del libro è stato, il renderci conto che un tratto comune in molti adolescenti alle prese con un disturbo del comportamento alimentare era l’interazione, per molte ore al giorno, con profili Instagram e TikTok che propongono determinati modelli corporei e modelli alimentari da seguire. Partendo da questa “anamnesi digitale” abbiamo deciso di approfondire l’argomento, dal momento che, soprattutto durante la fase pandemica, i social media hanno avuto un ruolo determinante nella diffusione dei DCA e dei relativi comportamenti a rischio, pur non essendone la causa diretta”.

Food influencer e fit influencer

Dalla Ragione prosegue: “I social hanno la capacità di amplificare certi messaggi rispetto ai canali di comunicazione tradizionali come la televisione o i giornali. Alcuni contenuti diventano virali ma, soprattutto sono interattivi: i profili dei/delle food influencer fit influencer permettono, ed anzi favoriscono, l’interazione col pubblico, che può commentare, fare domande, e così via. Sono pagine che, ribadiamo, spesso propongono modelli corporei di magrezza assoluta irrealizzabile, spesso anche alterati con photoshop, e/o scelte alimentari estreme, ad esempio arrivando addirittura a suggerire le strategie per non superare le 400 kcal al giorno. La marea di informazioni a cui tutti sono esposti, soprattutto i giovanissimi, diventa un fattore di rischio”.

Nativi digitali e padronanza del mezzo

“Durante la pandemia i social sono stati enormemente utilizzati dai giovanissimi – osserva l’autrice – nella maggior parte dei casi con finalità virtuose di studio e comunicazione, ma il rovescio della medaglia è stato un aumento dei rischi nel veicolare e diffondere informazioni sbagliate. Nel nostro libro non intendiamo, infatti, stigmatizzare i social media, che sono ormai calati nella nostra realtà quotidiana, ma riflettere sulla necessità di regolamentarne l’utilizzo affinchè questo avvenga con prudenza e consapevolezza. Perché la Generazione Z, i cosiddetti nativi digitali, sono sì in grado di padroneggiare il mezzo dal punto di vista tecnologico, non dal punto di vista emotivo”.

Il fattore economico

Sottolinea Dalla Ragione: “La faccenda dei contenuti pubblicati online va regolamentata anche dal punto di vista economico perché per questi influencer si tratta di un vero e proprio lavoro. Questo aspetto è saltato tragicamente alla ribalta in questi giorni per l’episodio che ha visto coinvolti i quattro youtuber che, per girare il video dell’ennesima challenge, hanno causato la morte di un bambino di cinque anni. Ma al di là del dramma umano che si è consumato, dobbiamo riflettere sul fatto che da questa tipologia di video gli youtuber guadagnano anche centinaia di migliaia di euro. Allo stato attuale, senza una regolamentazione in tal senso, è un vero e proprio Far West. Pensiamo solo al fatto che alcune piattaforme sono sì proibite ai minori di 14 anni, ma il divieto è aggirabile semplicemente dichiarando di avere più di 14 anni ed ecco che si può accedere ai contenuti”.

Alfabetizzazione digitale nelle scuole

L’autrice continua affermando: “Attualmente in Italia 3 milioni di persone soffrono di DCA è una vera e propria emergenza ed è assolutamente necessario rafforzare la prevenzione dei fattori di rischio. Il contesto scolastico è uno dei principali su cui intervenire in ambito di prevenzione. Nel nostro libro, infatti, poniamo l’accento sull’opportunità di inserire come materia scolastica l’alfabetizzazione digitale emotiva – conclude – che insegni l’utilizzo corretto e le potenzialità del digitale”

Fonte: https://www.sanitainformazione.it/

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