Vengono pubblicati sempre più studi secondo i quali i bambini e i teenager possono subire danni psicologici sui social. Viene riportata anche dalla massima autorità sanitaria Usa (Surgeon General). Vari Stati negli Usa e l’Europa provano a regolamentare meglio il settore.
Ormai è appurato che sono presenti troppi bambini sui social, nonostante la legge imponga l’uso a partire dai 13 anni. In più è assodato il fatto che loro, come anche i teenager, possono subire danni psicologici.
Data la situazione, Usa ed Europa sono spinti ad una miglior regolamentazione dei social sulla gestione dei dati riguardo i minori.
Nonostante ciò non va assolutamente semplificato il problema. Infatti le leggi non possono sostituire il controllo da parte dei genitori oppure alla maggiore consapevolezza da parte dei giovani riguardo i rischi di questi nuovi canali.
Secondo le indagini condotte negli ultimi anni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia e in Irlanda, dalle autorità di regolamentazione, un terzo o più dei bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni dichiara di utilizzare siti e piattaforme di social media e video, tra cui YouTube, TikTok e Instagram.
Il Wall Street Journal ha evidenziato come ci fossero numerosissimi account appartenenti a minori di 13 anni di Instagram attivi, rimasti tali fino a quando il giornale non li ha segnalati a Meta.
Secondo Jean Twenge, docente di psicologia presso la San Diego State University, l’uso dei social da parte dei minori potrebbe causare non poche ripercussioni sulla loro salute mentale. La socializzazione digitale avrebbe, nel tempo, sostituito gli incontri di persona. Tra il 1990 e il 2010 il tasso di adolescenti statunitensi che si incontrano di persona con gli amici meno di una volta al mese era pari al 3%; nel 2019 ha raggiunto il 10%, mentre la percentuale di coloro che dichiarano di essere costantemente online ha raggiunto il 46%.
Hanno constatato che più tempo gli adolescenti passerebbero sui social media, peggiore sarebbe la loro salute mentale. Questa tendenza penalizzerebbe in particolar modo le ragazze, ciò spiegherebbe il netto peggioramento del loro benessere emotivo.
Il Direttore Scientifico della American Psychological Association, Mitch Prinstein, ha affermato che oltre il 50% degli adolescenti presenterebbe almeno un sintomo di dipendenza clinica dai social media, inoltre l’abuso della tecnologia da parte dei giovani, avrebbe anche il potenziale di alterare il loro sviluppo neurale, andando ad apportare cambiamenti nella crescita strutturale del cervello. Prinstein ha anche messo in guardia sui rischi associati all’esistenza di siti che promuovono abitudini nocive come l’alimentazione disordinata, l’autolesionismo e altri comportamenti dannosi. L’uso spasmodico dei social media è stato collegato anche al disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD).
Un’ulteriore campanello d’allarme sarebbe il tempo eccessivo che gli adolescenti trascorrono su Internet, a discapito delle ore di sonno.
Le raccomandazioni ai policy makers
L’Advisory statunitense ha pubblicato delle raccomandazioni relative a tutti i soggetti coinvolti del settore. Relativamente ai responsabili politici, il report evidenzia come questi dovrebbero:
• sviluppare standard di salute e sicurezza adeguati all’età
• richiedere uno standard più elevato di privacy dei dati per i bambini;
• perseguire politiche che limitino ulteriormente l’accesso ai social media per tutti i bambini, in modo da minimizzare il rischio di danni.
Che devono fare le piattaforme
Devono essere trasparenti e condividere i risultati delle valutazioni e i dati sottostanti all’utilizzo e interazione degli utenti;
valutare i rischi potenziali delle interazioni online e di adottare misure attive per prevenire potenziali abusi;
istituire comitati consultivi scientifici per informare gli approcci e le politiche.
Infine, il report indica linee guida generali ed informative per i genitori/responsabili legali, per gli adolescenti e minori che utilizzano tali piattaforme.
L’Advisory sottolinea l’importanza dell’informazione e della conoscenza sul funzionamento e sulle implicazioni che derivano dall’uso di tali tecnologie.
Negli Stati Uniti lo Utah e l’Arkansas hanno adottato leggi che impongono ad alcune aziende del settore di verificare l’età degli utenti e di chiedere il consenso dei genitori prima di autorizzare l’accesso ai loro contenuti.
Francia e Italia, l’Europa e i social
In Francia, la Camera Bassa del Parlamento ha approvato a marzo un disegno di legge che prevede la verifica dell’età per gli utenti e il consenso dei genitori per i minori di 15 anni. Il provvedimento è attualmente sotto esame al Senato.
Per quanto riguarda l’Italia, il 3 febbraio il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha bloccato Replika, una chatbot che genera un interlocutore con cui è possibile interagire con messaggi vocali e di testo. Secondo l’autorità, l’applicazione presenta alcuni rischi per i minori, dato che potrebbe fornire risposte non idonee al loro grado di sviluppo.
Serve più ricerca su impatti dei social sui minori
Lo studio del Surgeon General dice che comunque serve più ricerca.
La responsabile del programma Fourth Branch presso il Mercatus Center della George Mason University, Patricia Patnode, ha sottolineato come la regolamentazione dei social risulterebbe non facile.
Non dimentichiamo, però, l’utilità dei social
Nonostante i molteplici effetti negativi causati dall’eccessivo utilizzo dei social, non bisogna ignorare quelli positivi, infatti lo stesso Surgeon General riconosce che c’è valore nei social nel costruire community, mettendo in connessione in particolar modo individui di gruppi marginalizzati (come LGBTQ+) e dando loro supporto. C’è anche un valore espressivo e creativo importante, nei giovani, nello stare su TikTok, Youtube, Twitch, Instagram e Discord.












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